Il 1968 fu un anno di rottura nella storia dell’Italia, destinato a rimanere nell’immaginario collettivo come un vero e proprio simbolo della contestazione giovanile. In seguito alla svolta del ’68 furono numerosi i cambiamenti nella società italiana, della cui eredità – a oltre quarant’anni di distanza – è possibile tracciare un bilancio.
Le cause e i principi ispiratori della contestazione del ‘68
Intorno alla fine del febbraio 1968 un gruppo di studenti occupò l’Università di Roma allo scopo di ottenere una didattica di tipo ‘alternativo’ che prevedesse esami di gruppo e seminari gestiti autonomamente. Come reazione a questa occupazione non autorizzata il Rettore chiese l’intervento delle forze dell’ordine, che culminò con violenti scontri rimasti nella storia con il nome di “battaglia di Villa Giulia”. Da Roma, tuttavia, la rivolta studentesca si estese ben presto anche ad altri atenei di tutta Italia e persino ad alcuni istituti superiori.
I valori portati avanti dalla contestazione erano piuttosto variegati, ma tutti caratterizzati da una impostazione libertaria basata sull’antimilitarismo, sulla lotta per un sistema educativo migliore, sulla difesa dei diritti umani, sulla critica accanita contro il consumismo e il familismo e sulla richiesta di maggiori spazi per i giovani all’interno della vita politica e sociale. Sul finire degli anni ’70 questi valori incendiarono, letteralmente, non solo l’Italia ma tutto il mondo: si creò un ampio movimento giovanile di contestazione unito da ideali comuni e dalla richiesta di giustizia, pace, equità e solidarietà.
La contestazione del ’68, quarant’anni dopo
Trascorsi ormai alcuni decenni da quegli anni “caldi”, è possibile tracciare un bilancio sociale, politico e culturale di ciò che la contestazione giovanile rappresentò per la società italiana. L’eredità è contraddistinta da luci ed ombre, e fra gli aspetti positivi che vale la pena ricordare vi è senza dubbio la critica alla modernità che, alla luce dei fatti, si è rivelata premonitrice delle ineguaglianze sociali causate dalla globalizzazione. Fra gli aspetti negativi, gli storici sottolineano il fatto che il desiderio di libertà tanto sentito fra i giovani del ’68 si è, in molti casi, gradualmente appiattito sulla ricerca dell’interesse personale. Sono infatti in molti a criticare l’atteggiamento di ex sessantottini che oggi rinnegano il loro passato.
Foto: Rahul Sengupta – Fotolia
In Italia da alcuni anni è in corso un serrato dibattito riguardante l’attuale sistema elettorale, il cosiddetto “Porcellum”, considerato da molti come fallimentare e oggetto di forti critiche. Le proposte sono mirate a far tornare in vigore il vecchio sistema, ovvero il “Mattarellum”, anche se la Consulta ha recentemente bocciato i referendum a riguardo.
Internet ormai è diventato un aspetto della vita quotidiana di molte persone in tutto il mondo. Grazie alla possibilità di poter comunicare in tempo reale con un grande numero di utenti, la rete e soprattutto i social network rappresentano uno dei mezzi privilegiati per la denuncia sociale, rendendo partecipi gli altri internauti di soprusi, problemi ed irregolarità.
La libertà di parola, alla quale si fa riferimento nelle Costituzioni democratiche e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nei Paesi occidentali è un diritto inoppugnabile, ma in molte zone del mondo essa rappresenta ancora un’utopia. Soprattutto nel caso dei regimi dittatoriali la censura è uno strumento forte che schiaccia qualsiasi voce di opposizione.
In Italia la libertà di voto è sancita dall’articolo n. 48 della Costituzione. Il voto è eguale, libero e segreto, e pur non essendo obbligatorio, per il cittadino costituisce un dovere civico. Astenersi dal voto rappresenta tuttavia un diritto, pertanto è piuttosto vivo il dibattito sulla legittimità dell’astensione e sui periodici inviti a disertare le urne.